Un po’ di chiarezza sulle mascherine protettive contro il Covid-19

Ultimamente si sentono pareri molto contrastanti sulle mascherine filtranti per proteggersi dal Covid-19. In questo articolo vorremo fare chiarezza sulle diverse tipologie di dispositivi presenti attualmente sul mercato, a partire dalla mini guida sviluppata dal Dott.Giorgio Taglietti.

Attualmente, i dispositivi a nostra disposizione sono rappresentati dalle mascherine chirurgiche e dai respiratori, le cui caratteristiche tecniche, come prescritto dall’OMS  per essere sicuri ed efficaci nei confronti di questa emergenza, devono obbligatoriamente ottemperare alle normative vigenti in materia di conformità alle normative europee (sigla EN seguita da un numero), di marcatura CE e di indicazione del numero dell’Organismo di Controllo che ne autorizza la commercializzazione.

Iniziamo dalle mascherine chirurgiche:

Il termine “mascherine chirurgiche” si riferisce a dispositivi monouso conformi alla Normativa Europea EN 14683, presentano il marchio CE di autocertificazione in base ai requisiti definiti dalla Direttiva 93/42/EC e sono classificati come Dispositivi Medici di 1ª Categoria. Inizialmente, tali mascherine erano nate con lo scopo primario di impedire che particelle biologiche espulse da chi le indossava, finissero sul paziente e nell’ambiente chirurgico.

Non essendo progettate per avere una perfetta tenuta sul volto, consentono il passaggio di aria intorno ai bordi. Per tale loro configurazione, in mancanza di altre protezioni, possono costituire una prima barriera per le particelle più grosse di spruzzi o secrezioni biologiche dirette verso le mucose. Pertanto le mascherine chirurgiche non sono idonee per proteggersi nei confronti di quegli aerosol fini che contengono particelle infettanti di dimensioni infinitesimali come il coronavirus. (80-300 milionesimi di millimetro).

 

Respiratori

I respiratori nascono in ambito lavorativo come DPI delle vie respiratorie e sono progettati per contribuire a RIDURRE l’esposizione degli utilizzatori alle particelle sospese in aria. In Europa i respiratori devono obbligatoriamente riportare le seguenti indicazioni:

· Identificazione del produttore

· Codice identificativo del prodotto

· Norma Europea di riferimento (sigla EN seguita da un numero)

· Livello di protezione

· Marcatura CE

· Numero di identificazione dell’Organismo certificatore.

La scelta del respiratore dipende dalla natura del rischio cui l’utilizzatore è esposto e possiamo, allora, dividerli in due grandi categorie:

  1. i respiratori isolanti, che NON attingono dall’atmosfera ambiente e devono essere sempre indossati quando la percentuale di ossigeno nell’aria è inferiore al 19,5%.(esempio le maschere dei Vigili del Fuoco collegate ad una bombola di ossigeno).
  2. i respiratori a filtro, che attingono dall’atmosfera ambiente, suddivisi a loro volta in:

1) RESPIRATORI ANTIGAS (per gas e vapori) a norma Europea EN 143, caratterizzati dalla presenza di un filtro composto da carbone attivo trattato che svolge la funzione di substrato assorbente nei confronti dell’inquinante.
Naturalmente la capacità di assorbimento del filtro non è infinita, ma si esaurisce nel tempo.

2) RESPIRATORI ANTIPOLVERE (per polveri, fibre, fumi e nebbie) che possono essere di due tipi:

– FFP ovvero facciali filtranti antipolvere a norma Europea EN 149.

– P ovvero filtri antipolvere per maschere in gomma a norma Europea EN 143.

Poiché, come affermato dall’OMS, dal Ministero della Salute e dal Ministero del Lavoro, l’uso di DPI per le vie respiratorie, conformi alla norma europea armonizzata UNI EN 149, è da ritenersi idoneo anche per la protezione da agenti biologici aerodispersi in ambito sanitario, i facciali filtranti antipolvere costituiscono un valido mezzo per contribuire a RIDURRE l’esposizione al coronavirus.

Vediamo, allora, di analizzare a fondo i respiratori antipolvere per i quali le norme Europee indicano tre classi di protezione, corrispondenti all’aumento di efficienza filtrante.

Avremo quindi facciali filtranti di classe 1 (FFP1), di classe 2 (FFP2) e di classe 3 (FFP3) alla quale corrisponde il massimo di efficienza filtrante.

E’ bene ricordare che l’aumento di efficienza filtrante si ottiene aumentando gli strati di materiale filtrante, cosa però che, se da un lato aumenta la prevenzione, dall’altro contemporaneamente aumenta la resistenza respiratoria abbassando il livello di comfort dell’utilizzatore.

Per tale motivo gli FFP2 e FFP3 possono essere provvisti di una valvola di espirazione per facilitare l’esalazione del fiato attraverso una valvola di sola uscita.

In sintesi, per ridurre la nostra esposizione all’azione del virus, abbiamo a disposizione:

· FFP1S facciale filtrante di classe 1 con 78% di efficienza filtrante

· FFP2S facciale filtrante di classe 2 con 92% di efficienza filtrante

· FFP3S facciale filtrante di classe 3 con 98% di efficienza filtrante

Di primo acchito, sembrerebbe, allora, sufficiente scegliere i dispositivi con la più alta efficienza filtrante per risolvere tutti i problemi di protezione, ma non è così.

Infatti il vero parametro usato per indicare l’ambito di utilizzo di un dispositivo di protezione delle vie respiratorie è il FATTORE DI PROTEZIONE NOMINALE FPN.

Il FPN si ottiene dal rapporto tra la concentrazione della sostanza contaminante presente nell’aria (detta Cest) e la concentrazione della sostanza contaminante che arriva alla bocca e al naso, dopo essere stata filtrata dal dispositivo (detta Cint)

FPN = Cest : Cint

Se per comodità matematica diamo valore 1 alla concentrazione esterna Cest, ne deriva che la concentrazione interna sarà, inevitabilmente, definita come Cint = 1-efficienza filtrante e di conseguenza

FPN = 1 : (1- efficienza filtrante)

ne discende che per le tre classi di dispositivi in esame abbiamo (arrotondando in difetto):

·         FFP1S con 78% di efficienza filtrante            FPN= 1:(1-0,78)=  4

·         FFP2S con 92%  di efficienza filtrante                FPN= 1:(1-0,92)= 12

·         FFP3S con 98%  di efficienza filtrante            FPN= 1:(1-0,98)= 50

il che ci porta a concludere che:

–  con un dispositivo FFP1S la concentrazione interna di contaminante sarà 4 volte più bassa di quella dell’ambiente esterno.

–  con un dispositivo FFP2S la concentrazione interna di contaminante sarà 12 volte più bassa di quella dell’ambiente esterno.

–  con un dispositivo FFP3S la concentrazione interna di contaminante sarà 50 volte più bassa di quella dell’ambiente esterno.

A questo punto si manifesta però un grosso problema: diversamente dalla maggior parte delle particelle presenti in ambiti industriali, per le quali l’OMS ha stabilito il valore limite di soglia TLV (concentrazione limite alla quale tutti i lavoratori possono essere esposti, giorno dopo giorno senza effetti avversi per la salute per tutta la vita lavorativa), per gli agenti biologici, quali il coronavirus, non ci sono limiti di esposizione stabiliti.

Pertanto l’uso di facciali filtranti può sicuramente contribuire a ridurre le esposizioni agli agenti contaminanti biologici dispersi nell’aria, ma dobbiamo essere consapevoli che non può eliminare TOTALMENTE il rischio di esposizione, di infezione e quindi di malattia.

Come conclusione è bene richiamare l’attenzione su alcune considerazioni:

Nessuna misura da sola può fornire una protezione completa nei confronti delle infezioni, ma soltanto una serie combinata di azioni, nelle aree con casi confermati sotto forma di focolai epidemici limitati o di trasmissione sostenuta di comunità, può ridurre il rischio di infezione. 

– L’uso di un facciale filtrante può rappresentare un indubbio beneficio, a condizione che sia indossato in modo appropriato. Infatti, solo se perfettamente adattato al viso, tale dispositivo può essere efficace contro gli aerosol contenenti virus generati da persone infette, ma presenta l’inconveniente di non essere tollerato per lunghi periodi per la difficoltà di respirarvi attraverso. 

– I facciali filtranti con valvola di espirazione sono studiati per facilitare l’esalazione del fiato attraverso una valvola di apertura in sola uscita in modo da aumentare il livello di comfort. Se una persona deve indossare un facciale filtrante per limitare la sua esposizione a virus dispersi nell’aria, il tipo con valvola di esalazione va sicuramente bene.

In questi giorni è stata constatata l’immissione sul mercato di “mascherine” che appaiono simili ai facciali filtranti certificati ma che non riportano nessuna delle indicazioni previste dalle norme Europee e pertanto sono dei falsi dispositivi che non garantiscono alcun tipo di protezione all’utilizzatore. Prima di procedere all’acquisto, verificare sempre che sul dispositivo o nel foglio informativo allegato, siano chiaramente indicati il costruttore, il tipo (FFP…) la norma di riferimento e la marcatura CE.

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