Bruttissime notizie. Questo secondo trimestre del 2018 continua a evidenziare morti e infortuni sul lavoro. Secondo il bollettino trimestrale dell’Inail, nel periodo gennaio – marzo di quest’anno si sarebbero registrate 212 denunce di infortunio con esito mortale , contro le 190 del primo trimestre dello scorso anno. L’aumento riguarda soprattutto gli uomini, il cui numero di decessi è aumentato di 20 unità, mentre per quel che riguarda le donne i casi sono passati da 20 a 32.

L’Inail ha inoltre rilevato che la maggioranza degli infortuni/decessi, sono avvenuti nel Settentrione (+40% nel Nord Ovest e +22% nel Nord Est), mentre si è rilevato un calo al Sud (-20%) e nelle isole (-24%). Molti di questi incidenti avvengono “in itinere” ossia nel percorso fra casa e lavoro (aumentati da 43 a 67). Le statistiche dimostrano che il peggioramento è avvenuto negli ultimi anni mentre se si allunga il periodo di analisi possiamo verificare un deciso miglioramento. 

Il grafico qui riportato evidenzia lo stato delle morti bianche in itinere nel periodo Gennaio – Agosto 2017: 


Fortunatamente e per quanto ci riguarda, nelle province autonome di Trento e Bolzano, dove nel periodo gennaio – marzo 2017 non si erano rilevate denunce, c’è un solo caso dichiarato a Trento, mentre tra le regioni che  hanno subito aumenti troviamo la Lombardia con 14 casi denuciati in più rispetto allo scorso periodo, successivamente il Lazio e il Piemonte, con 10 e 9 denunce in più.

L’Inail ha indicato una possibile strada per riuscire a far fronte a questi decessi: la prevenzione basata sui sistemi di gestione certificati sotto accreditamento, secondo i dati dello studio realizzato, il passaggio da un livello di sicurezza base a un livello di sicurezzza certificato comporta una riduzione pari a circa il 16% degli infortuni, che nel 40% dei casi sono meno gravi rispetto a quelli che avvengono nelle aziende non certificate.

Ricordiamo che l’entità di queste riduzioni può variare sensibilmente a seconda del settore di attività preso in considerazione: in quello del legno ad esempio, il calo della frequenza degli infortuni nelle aziende certificate è solo del +7% mentre l’indice che ne misura la minore gravità tocca anche il +61%. Un altro esempio: il settore tessile invece registra una riduzione del 10% dell’indice di frequenza e del 30% di quello di gravità.

Massimo de Felice – presidente dell’Inail afferma che: “L’analisi promossa dall’Istituto Nazionale per l’Assicurazione contro gli infortuni sul lavoro insieme ad Accredia e Aicq è un primo risultato utile per individuare i fattori prevalenti che hanno condotto le imprese sulla strada della certificazione e per valutare gli esiti di questa propensione alla qualità, è un risultato che apre a domande e curiosità, sollecitando l’arricchimento della base informativa, il controllo intertemporale, l’analisi di causalità”.

Un progetto molto interessante che nell’ultimo triennio ha coinvolto molte aziende (sono aumentate di un terzo circa le imprese coinvolte), spingendole alla scelta di certificare sotto accreditamento il proprio sistema di gestione della salute e sicurezza sui luoghi di lavoro. La norma di riferimento finora è stata lo standard britannico OHSAS 18001, emanato nel 1999 e rivisto nel 2007, il quale è destinato ad essere sostituito dalla nuova certificazione internazionale UNI ISO 45001 pubblicata il 12 Marzo 2018. 

Bisogna evidenziare che un’indagine qualitativa su un campione di 311 aziende certificate secondo la norma BS OHSAS 18001, ha rilevato che quasi la totalità delle imprese (98,4%) in seguito alla certificazione del proprio sistema di gestione ha verificato un miglioramento delle prestazioni in sicurezza, misurate attraverso il numero di infortuni e malattie professionali (74,6% dei rispondenti) e dei mancanti infortuni (70,01%), le ore di formazione (63,3%) e le non conformità gestite (55,6%). Inoltre si è rilevato che avviene una maggiore attenzione al tema della gestione nelle seguenti regioni: Valle d’Aosta con un 24,9% , Liguria 18,5%, Friuli Venezia Giulia 17% e Trentino Alto Adige con il 14,7%.

(Fonte giornale La Repubblica.)

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