Sembra che ultimamente cucinare in casa per altre persone sia diventata una moda alla portata di tutti. Alla fine serve poco: un po’ di spazio in casa, passione per la cucina, doti comunicative et voilà! Avete mai sentito parlare di “Home restaurant” ? un fenomeno della ristorazione privata che ha preso piede anche nel nostro paese da diverso tempo. E’ cresciuto in autonomia senza nessuna norma, suscitando le polemiche delle associazioni dei commercianti.  Dopo il referendum costituzionale del 4 dicembre 2016 è sbarcato alla Camera un ddl per la “regolamentazione della ristorazione in abitazione privata”.

Immaginate che solo nel 2014 questo nuovo business culinario, ha fatturato nel nostro paese più di 7,2 milioni di euro! Inizialmente i partecipanti a questa iniziativa “si sono dati delle regole da soli”, pubblicando sul sito un Codice etico partecipato che tutti gli affiliati alla piattaforma si impegnano a seguire. La legge in arrivo a Montecitorio, già approvata in Commissione Attività Produttive, fissa invece alcuni paletti, soprattutto di natura fiscale, per evitare che quella dei cuochi domestici diventi un’attività professionale nascosta. Il rischio, infatti, denunciato dai ristoratori professionisti, è che possano nascere veri e propri ristoranti in case private che farebbero concorrenza sleale ai pubblici esercizi. E allora ecco i limiti per gli home restaurant: massimo 500 pasti all’anno (poco più di 1 coperto al giorno) e 5 mila euro di incasso per cuoco. E per evitare che in una stessa famiglia le cifre si sommino perché è più di uno a cucinare, un emendamento prevede che i 5 mila euro di proventi siano calcolati “ad abitazione”. Una cifra che nasce dal confronto con altri Paesi europei, in particolar modo la Francia, che ha già un regolamento sulla sharing economy, l’economia condivisa, sulla quale anche il nostro Parlamento sta muovendo i primi passi. Chi apre un home restaurant, inoltre, è tenuto a presentare la cosiddetta “Scia”, ossia la dichiarazione di inizio attività commerciale, pena il pagamento di una multa. Le transazioni di denaro, inoltre, sono operate mediante le piattaforme digitali e avvengono esclusivamente attraverso sistemi di pagamento elettronico.

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